Scrivere, perché?!

Racconto autobiografico

Sono privilegiata. Il dono della maternità non è concesso a tutti. Per tre volte il mio cuore è stato accanto ad un altro cuore. Magia pura. Occasione di rinascita. E posso certamente affermare di aver toccato gli estremi: dall’atto più naturale e selvaggio alla medicalizzazione pura, dalla tetta fast food al tiralatte e attrezzi vari con l’unica grande certezza: essere stata programmata per produrre latte.

La maternità in tutta la sua maestosità ha permesso la mia radicale trasformazione. Da giovane donna pacata e tranquilla allo sclero più assoluto. Sufficientemente buona è un gran successo… da portare a casa.

La sensazione di responsabilità nei confronti della Vita è stata la marcia che mi ha spinto ad andare oltre. Oltre le mode, oltre il modello commerciale che inevitabilmente la società propone e tenta di vendere. Un andare oltre a cui devo vari appellativi: quella strana, quella non tanto a posto – insomma quella.

Oltre. Mamma, donna, lavoratrice. Non è un luogo comune, ma di fatto dal gentil sesso si pretende oltre ogni inimmaginabile impresa. Non è chiaro per quale super potere in dotazione, ma alle donne vien più semplice cavarsela.

La ricerca nel voler fare per bene ha fatto sì che intraprendessi un percorso di formazione personale e professionale. Un viaggio fatto di incontri vs scontri, felicità vs tristezza, serenità vs angoscia. Sopravvissuta. Sì, sono sopravvissuta. E sono qui nel tentativo di lasciare traccia della mia vita, dei miei sogni e progetti. Una traccia colorata, possibilmente.

In un tempo sospeso nell’incertezza più assoluta – per non perdermi – scrivo. Non tanto per occupare il tempo, ma per dare senso al tempo. Uno spazio che prima ancora di essere fisico è spazio mentale.

“Scrivere è come giocare: inutile e necessario. Una carezza. E la carezza è una mano rivestita di pazienza che tocca senza ferire. Una mano che scrive.”
– Antonio Ferrara